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Lettera all’"Unione Sarda" del 24 gennaio 2005

lunedì 24 gennaio 2005

Carissima Unione,
gioisco vedendo finalmente materializzato, nero su bianco, l’Appello/Scomunica a cui già da ottobre scorso sta lavorando con insolita alacrità un Gruppo Promotore sardo assai vicino alle Soprintendenze di Cagliari e Sassari, presentandomi in giro a convegni e riunioni come "il Gran Nemico delle Soprintendenze d’Italia", da neutralizzare con una raccolta firme. (Tutta la documentazione è consultabile sul sito www.colonnedercole.it: io stesso - presentato come son stato presentato - avrei firmato contro quel "mostro" di Frau...).
Contromossa furbissima, tempestiva e scientificamente ineccepibile, questa loro, visto che, proprio domenica 3 ottobre, non solo l’Unesco (e proprio dalle vostre pagine e per bocca di un suo eccelso rappresentante, l’Accademico di Francia, Azedine Beschaouch) ha annunciato di voler dedicare un’attenzione particolare alla Sardegna del II millennio a.C., portando nella sua sede di Parigi la mostra "Atlantikà" ad accompagnare un convegno internazionale dedicato al mio libro ma anche - proprio in quegli stessi giorni - è stata auspicata (da più parti e da più studiosi di chiara fama) la creazione di un Centro della Prima Storia, che permetta anche a ricercatori internazionali di varia estrazione di ragionare con specialisti sardi - e con un approccio davvero interdisciplinare - sulle tante domande che ancora oggi la nostra Isola ci pone.
Perché, dunque, gioisco?
Perché sul sito dell’II PP ho finalmente potuto anche vedere le firme raccolte nei "cento giorni" che bollano non solo come poco serio quel mio lavoro (che tanto interesse ha suscitato altrove), ma anche come favole quelle degli antichi testimoni: inventa Erodoto la sua Tartesso; inventa Platone la sua Isola di Atlante; inventa Omero la sua portentosa Isola d’Occidente...
Il fatto che tra i 237 firmatari che quell’iperattivo Gruppo Promotore Sardo sono riuscite a coinvolgere in questi 100 giorni non ci sia neppure uno studioso da me utilizzato (cioè considerato davvero utile) per ricostruire le vicende dell’antico Mediterraneo, mi tranquilizza assai. Mancano migliaia di nomi importanti. infatti, per intristirmi davvero. Ai quali aggiungerei - per il rispetto che ho dell’intelligenza del lettore "comune", non specialistico - i 10 mila sardi che hanno acquistato il mio volume, e i 20 mila del continente che grandi soddisfazioni mi hanno dato e mi stanno dando.
Il fatto che a "bocciarmi" alla "A," nella lista dei firmatari, ci siano Acquaro Enrico e Angioni Giulio, e non piuttosto Enrico Atzeni o Maria Giulia Amadasi; o che alla "B" ci siano il laureando Badas Ubaldo e il funzionario Bernardini Carlo e non l’Accademico di Francia Azedine Beschaouch o Jean Bingen, della Reale Accademia del Belgio (che ha recensito favorevolmente il mio libro sulla rivista ufficiale dell’Unesco); o - anche - che alla "C" siano stipati, stretti stretti, ben 14 collaboratori delle Soprintenze sarde e non, invece, Luciano Canfora, Andrea Carandini o l’Accademico dei Lincei Vittorio Castellani (tutti studiosi che hanno manifestato pubblico, appassionato entusiasmo per le mie fatiche), be’, è davvero una grande soddisfazione...
Diciamocelo: certi nomi, invece che altri - tipo che alla "L" non ci sia Giovanni Lilliu; che alla "M" non ci sia Attilio Mastino; che alla "P" ci sia un Pittau e non invece gente che stimo... - mi hanno fatto tirare un gran sospiro di sollievo.
C’è - ci sarà, verrà trovato - tempo, modo e metodi giusti per farle crescere quelle grottesche firme contro un libro, è ovvio. A Napoli dicono ’o pesce fete da’ ’a capa" ovvero "il pesce si capisce dalla testa": saggezza popolare di lì...
Dall’autorità assoluta di un paio di Soprintendenti, qui nell’isola, dipende la vita lavorativa di tanta gente: delle 237 firme raccolte 72 appartengono a collaboratori ufficiali di quelle due soprintendenze; altre 110 almeno, sono di persone che - con una delle soprintendenze contro - non riuscirebbero mai più a lavorare, a fare uno scavo, a presentare una ricerca, a pubblicare un articolo.
E quanti, poi, dei 21 professori ordinari che firmano l’appello avrebbero avuto vita facile, non aderendo a quest’iniziativa speciale delle Soprintedenze sarde?
E davvero hanno letto tutti il mio libro?
Non oso neppure sperarlo...
Che fare, ora? Vogliamo indire, insieme, nuove libere consultazioni sulla serietà del mio lavoro? Garantendo il tutto, stavolta, con osservatori esterni, come in caso di dittature? Ridicolo! Grottesco...
Sia chiara una cosa, comunque: da sempre - fin quando, almeno, furono usate per rovinar vite altrui - per scagliare scomuniche contro una tesi nuova e chi ha il coraggio di manifestarla - fatevelo dire da uno di Roma, ché noi in zona la sappiamo lunga - son sempre stati indispensabili Pontefici Massimi. Qui - ammettiamolo... - siamo sì alla Scomunica: ma a una Scomunica di Chierichetti che, forse - come spauracchio, come intimidazione... - riuscirà pure a impedire nuove ricerche in Sardegna ma che, certo, rimarrà agli atti come una delle pagine più tristi scritte (e firmate) della cultura (?) sarda...
C’è un’aria nuova in Sardegna. Qualcuno, però, non se ne è accorto: questi metodi, ormai, appartengono a un passato di mediocrità che cerca disperatamente di sopravvivere.
Sergio Frau


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