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Addio IMU, nuova sentenza della Cassazione che cambia tutto: ora puoi richiedere l’esenzione

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Addio IMU, nuova sentenza della Cassazione che cambia tutto: ora puoi richiedere l’esenzione - colonnedercole.it

La Cassazione conferma il diritto all’esenzione IMU per entrambi i coniugi con residenze e dimore distinte.

Dal 2023 la linea era chiara, ma ora non ci sono più dubbi. Con la sentenza n. 5574/2023, la Corte Suprema di Cassazione ha definitivamente sancito che i coniugi residenti in Comuni diversi, ognuno con dimora abituale nel proprio immobile, possono ottenere l’esenzione IMU per entrambe le abitazioni principali. Una svolta che conferma quanto già affermato dalla Corte Costituzionale nel 2022 e che cambia concretamente la gestione fiscale per migliaia di famiglie italiane. Il punto fermo è uno solo: non conta la condizione di coniugio, ma la reale abitazione principale di ciascun individuo.

IMU e abitazioni separate: cosa dice la legge dopo la sentenza della Cassazione

La norma precedente – contenuta nel decreto n. 146 del 2021 – stabiliva che anche se i coniugi vivevano in due case distinte, l’esenzione potesse valere solo per una delle due abitazioni, a prescindere dal motivo della separazione fisica. Era una regola che di fatto penalizzava le coppie sposate rispetto ai conviventi di fatto, i quali potevano invece ottenere l’esenzione per ciascuna abitazione se residenti e dimoranti separatamente.

Nel gennaio 2026, il quadro è ormai mutato. La giurisprudenza ha chiarito che, se entrambi i coniugi dimostrano di vivere stabilmente in due immobili diversi, situati in Comuni differenti, allora ognuno ha diritto all’esenzione sull’immobile in cui ha residenza anagrafica e dimora abituale. La decisione è diventata definitiva con l’ordinanza 5574 del marzo 2023, oggi pienamente operativa e già applicata da numerosi Comuni in Italia.

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IMU e abitazioni separate: cosa dice la legge dopo la sentenza della Cassazione -colonnedercole.it

Attenzione però: i requisiti non si esauriscono nella semplice residenza. Serve dimostrare la reale abitazione dell’immobile: non dev’essere un luogo fittizio o temporaneo, ma il centro della vita personale di ciascun coniuge. Le autorità locali possono effettuare controlli, chiedere bollette, verificare consumi, controllare la presenza sul territorio. La dimora abituale deve essere concreta, stabile, continua.

C’è un’eccezione importante: se le due case si trovano nello stesso Comune, la doppia esenzione non si applica. In quel caso, i coniugi dovranno scegliere una sola abitazione principale da esentare. Le altre saranno soggette a tassazione ordinaria come seconde case. La normativa distingue quindi tra residenze distinte nello stesso Comune (esenzione solo per una casa) e residenze distinte in Comuni diversi (esenzione per entrambe, se abitazione principale comprovata).

Documenti, controlli e rimborsi: come ottenere l’esenzione IMU (o chiedere indietro quanto già pagato)

Nel 2026, ottenere l’esenzione IMU in questi casi richiede attenzione e precisione. Ogni coniuge deve poter esibire prova documentale della residenza e dimora abituale. Le utenze attive, le dichiarazioni fiscali, i contratti di fornitura, ma anche elementi di vita quotidiana legati a quell’abitazione (es. scuole, medico, palestra) possono servire come prova. È il contribuente a dover dimostrare tutto: i Comuni possono chiedere ogni tipo di documentazione utile a verificare l’effettivo uso abitativo.

Chi possiede i requisiti, può procedere con la richiesta di esenzione IMU per il 2025 e 2026, presentando la dichiarazione IMU, se richiesta, al proprio Comune. Ma c’è di più: se negli ultimi anni si è pagata l’IMU su una casa che ora risulterebbe esente, è possibile chiedere il rimborso. Il termine è di cinque anni dalla data del versamento. Va presentata istanza al Comune, allegando la documentazione relativa al pagamento e la prova dei requisiti di residenza e dimora. Non è una procedura automatica, quindi conviene muoversi per tempo.

Il cambiamento non riguarda solo la fiscalità immobiliare, ma tocca un principio più ampio: non può esserci disparità di trattamento tra coppie sposate e conviventi. Se due persone hanno stabilito abitazioni principali separate e ne fanno uso abituale per motivi legittimi, devono godere degli stessi diritti fiscali. Non conta il contratto matrimoniale, ma il fatto concreto. La sentenza ha quindi aperto la strada a un’applicazione più equa dell’IMU, allineando la normativa alla realtà della vita quotidiana di molte famiglie.

Nel 2026 questa nuova visione ha già effetti tangibili: molti Comuni hanno aggiornato le linee guida, altri sono ancora in fase di recepimento. Chi rientra nel caso, dovrebbe già preparare la documentazione, confrontarsi con gli uffici tributi locali o farsi assistere da un consulente fiscale. La possibilità di non pagare IMU su due abitazioni – se realmente abitate – oggi non è più un’eccezione, ma un diritto riconosciuto.

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