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Ecco perché in inverno dovresti mettere una castagna nella tasca del giubbotto: in pochissimi lo sanno

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Ecco perché in inverno dovresti mettere una castagna nella tasca del giubbotto: in pochissimi lo sanno - colonnedercole.it

Secondo un’antica credenza contadina, una castagna in tasca protegge dai malanni: leggenda o verità?

In autunno, le caldarroste tornano protagoniste nelle piazze, nei mercatini e nelle case. Il profumo delle castagne arrostite segna l’arrivo dei primi freddi e delle serate passate in compagnia, magari davanti a un camino acceso. Ma mentre tutti pensano a gustarle, c’è una tradizione dimenticata che le vede protagoniste in modo del tutto diverso. Una storia che arriva dalla campagna, e che parla di castagne da non mangiare, da tenere in tasca per difendersi dai primi malanni. Non è una leggenda qualunque: è una pratica che, per generazioni, ha accompagnato contadini, allevatori, pastori. E oggi, nel gennaio 2026, c’è chi torna a crederci.

Ippocastano, la “castagna matta” che si usava per prevenire i malanni d’autunno

Chi è cresciuto in campagna l’ha sentito dire almeno una volta: “metti una castagna in tasca, così non ti ammali”. Ma non si parlava della castagna classica, quella commestibile, bensì dell’ippocastano, conosciuto anche come castagna matta. Un frutto simile a quello dei castagni veri, ma in realtà tossico per l’uomo. È rotondo, lucido, duro, spesso raccolto nei parchi e lungo i viali cittadini. Eppure, per secoli, è stato considerato un amuleto naturale contro il raffreddore.

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Ippocastano, la “castagna matta” che si usava per prevenire i malanni d’autunno – colonnedercole.it

I contadini la portavano in tasca, i nonni la mettevano nella giacca dei bambini. Non perché volessero mangiarla, ma perché si credeva che assorbisse l’umidità, proteggesse i capillari e rafforzasse il corpo contro i cambi di stagione. Il motivo? Dentro il frutto c’è una sostanza chiamata escina, nota oggi per le sue proprietà antinfiammatorie e vasoprotettrici. La scienza moderna la utilizza nei prodotti per le gambe gonfie, per migliorare la circolazione, per ridurre i piccoli edemi. E non a caso, l’ippocastano veniva dato anche ai cavalli con raffreddori leggeri, animali in grado di tollerarne l’assunzione senza effetti tossici.

Ma l’uso più curioso restava quello simbolico. Bastava portarla con sé, vicino al corpo, come un piccolo talismano. Nessuno sa se funzionasse davvero, ma era un gesto tramandato, un’abitudine che non aveva bisogno di conferme scientifiche. Un tempo bastava crederci. E oggi, mentre la stagione fredda colpisce più duramente e la gente cerca rimedi naturali, c’è chi rispolvera queste vecchie usanze.

Una credenza popolare che torna tra le mani dei più giovani, tra tradizione e nostalgia

La castagna in tasca non è mai stata una medicina, ma un gesto. Un’abitudine che aveva valore proprio perché semplice. Non costava nulla, era alla portata di tutti, e faceva parte del sapere condiviso della vita contadina. In un’epoca in cui i farmaci erano pochi e costosi, ogni pianta, ogni frutto, ogni seme poteva avere una funzione “curativa”. E tra questi, l’ippocastano aveva un posto speciale.

Oggi la scienza conferma che l’escina è utile per la microcircolazione, ma smentisce qualunque effetto miracoloso semplicemente portandola addosso. Eppure, anche nel 2026, c’è qualcosa di affascinante in quel gesto antico. In molte scuole, gli insegnanti la raccontano come tradizione da tramandare. Alcuni genitori ne parlano ai figli come di un ricordo d’infanzia. Le castagne matte tornano a girare tra mani curiose, soprattutto in autunno. Le trovi nei mercatini artigianali, nelle fiere delle erbe, persino nei negozi di prodotti naturali.

Non si tratta di credere o meno. Ma di riconoscere il valore culturale che certi gesti portano con sé. La castagna matta in tasca è diventata un simbolo di protezione, un modo per affrontare l’inverno con leggerezza. Qualcuno dice che porta fortuna, qualcun altro che assorbe le energie negative, altri ancora che scalda le mani. Nessuna prova, solo ricordi. E forse, in un tempo dove tutto è verificato e quantificato, riscoprire una credenza che non fa male a nessuno può avere ancora un senso.

Il raffreddore tornerà, come ogni anno. Ma nel frattempo, c’è chi porta ancora in tasca una castagna, con la speranza – o solo la scusa – di non ammalarsi. Perché in fondo, certe tradizioni non hanno bisogno di essere vere per continuare a esistere.

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