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L’Antichista / Andrea Carandini

giovedì 30 dicembre 2004

Docente di archeologia e storia dell’arte greca e romana all’Università di Roma "La Sapienza".
Intervista rilasciata a "La 7", trasmessa il 22 giugno 2003 e pubblicata sul numero 204/2003 di "Diogène" (Revue trimestrielle publiée sous les auspices du Conseil international de la philosophie et des sciences humaines et avec l’aide de l’UNESCO), con il titolo "Paradis perdu et Colonnes d’Hercule".

L’inchiesta di Sergio Frau mi ha molto interessato perché ha dato una sorta di geografia reale a quello che già si sapeva: e cioè che i Greci avevano un loro lontanissimo passato mitico, il tempo di Crono, il tempo di Urano, cioè il tempo prima di Zeus, che era il dio supremo dei Greci che poneva ordine, che ha posto ordine al mondo. Questo Paradiso era sì, da una parte in un lontanissimo passato. Ma era anche nel presente dei Greci: cioè era a Occidente.

A Occidente - cioè in queste isole occidentali - questo Paradiso Perduto viveva, sopravviveva e lì era anche il mondo dei morti. Ora, in epoche molto più tarde, questo Paradiso Perduto era stato visto intorno alle Colonne d’Ercole o oltre le Colonne d’Ercole immaginate a Gibilterra. Il grande merito di Sergio Frau è di aver scoperto e riportato ad attualità e aver dato coerenza a un orizzonte completamente diverso, cioè questo mondo perduto, che i Greci in qualche modo guardavano con enorme nostalgia, non era oltre il Mediterraneo, ma era costituito dal Mediterraneo occidentale stesso.

Prima il limite era l’Adriatico a un certo momento il limite più grande è stato appunto il Canale di Sicilia e questa mi pare un’acquisizione importante e fondamentale di Sergio Frau, che ha anche il merito di non essere un accademico e quindi di avere dimostrato che la passione e la ricerca è qualche cosa che può cogliere tutti quanti.