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Lo Storico della Scienza / Federico Di Trocchio

giovedì 30 dicembre 2004

Ordinario di Storia della Scienza all’Università di Lecce.
Pubblicato in www.kwlibri.kataweb.it, 2 maggio 2002, con il titolo "Atlantide in Sardegna".

I giornalisti , si dice, sono gli storici del presente perché lavorano in tempo reale là dove gli storici non fanno in tempo e non si azzardano a mettere piede. La tecnica, il metodo e gli strumenti di lavoro del giornalista sono infatti diversi da quelli dello storico di professione e forniscono una pur necessaria analisi del presente che però, tutti tengono a sottolineare, non ha lo stesso grado di attendibilità delle ricostruzioni del passato che ci forniscono gli storici. Questo libro dimostra che non è sempre così e che esistono dei pezzi del passato per capire i quali è più utile la tecnica giornalistica. Soprattutto se affiancata, come in questo caso, da una vasta e aggiornata documentazione storica.

Il libro parla infatti di due temi oscuri e misteriosi del nostro passato, la collocazione delle cosiddette "Colonne d’Ercole" e la localizzazione della mitica Atlantide sui quali gli storici ci hanno dato informazioni parziali, dubbiose e spesso contrastanti, sia tra loro che con parte della documentazione disponibile. Frau scioglie elegantemente, e in modo convincente, il primo enigma: quello delle Colonne d’Ercole, mentre per Atlantide apre (o riapre con più convinzione e documentazione) una strada che avrebbe forse portato a un risultato più completo se avesse applicato fino in fondo lo stesso schema interpretativo usato per la storia delle Colonne.

Il nucleo centrale del libro è costituito infatti dalla documentata dimostrazione che le Colonne d’Ercole, da sempre collocate nello stretto di Gibilterra, erano in origine (in un’epoca in cui, come ha dimostrato l’astrofisico Vittorio Castellani, i mari erano più bassi di oltre 100 metri) tra la Sicilia e Malta. Furono spostate a Gibilterra - dice Frau - solo sulla base dell’autorevole, ma errata, opinione del grande geografo Eratostene, quello stesso che fornì la prima misurazione attendibile delle dimensioni della Terra e che morì nel 197 avanti Cristo.

L’ipotesi che è avanzata e sostenuta con una indagine di tipo prettamente giornalistico (gradevolissima da leggere) mette a confronto (con stratagemmi come l’intervista, il forum, la tavola rotonda o il resoconto processuale) le fonti del passato con quelle di oggi e spiega molte stranezze e anomalie della storia antica. Prima tra tutte l’identità dei popoli che, nel 1178 avanti Cristo, attaccarono l’Egitto di Ramses II in quella che Frau chiama, non a torto, la prima vera guerra mondiale.

Le prime reazioni degli storici più autorevoli come Donadoni, Ribichini o Braccesi (molti dei quali compaiono come intervistati nell’indagine) lasciano supporre che Frau abbia colto nel segno e introdotto un’idea che li costringerà a riscrivere (non di malavoglia però) molti capitoli della storia e dell’archeologia dell’antichità.

Anche l’altra idea avanzata nel libro: l’Atlantide di Platone non era che la Sardegna, è plausibilissima nel quadro delineato da Frau, e può spiegare parecchie altre anomalie della storia antica. Tuttavia non sembra quadrare con tutta una serie di dati che hanno spinto non solo autori sospetti come il vecchio Ignatius Donnelly o oggi Colin Wilson (appartenenti al filone della fantarcheologia spaziale) ma anche lo stesso Castellani o Emilio Spedicato, matematico dell’università di Bergamo, a trovare per Atlantide una collocazione atlantica. Anche qui però il libro di Frau offre un interessante suggerimento indiretto, o comunque fa sorgere un interessante quesito: non potrebbe essere che, come per le Colonne d’Ercole, si debbano cercare anche per Atlantide due diverse collocazioni?