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Associazione “Popolo Sovrano


Sergio Frau. L’ultimo Poseidone

Oggi "Popolo Sovrano" si concede un fuoritema culturale, ma di quella cultura che disegna le fondamenta delle identità popolari. Celebriamo una emozione dallo spessore millenario, un inchino alla Storia. Il recente libro del giornalista (ma è l'ultima volta che lo chiameremo così) Sergio Frau è un'opera immane, un capolavoro, di quelli di cui non ti chiedi neppure genere e categoria, paternità e fratellanze. discendenze e genie. Se sia opera autobiografica, storica, geografica, o cosa diavolo d'altro, lasciamolo ai bibliotecari. Di fronte ad un tale libro, a noi viene istintivo anzitutto toglierci il cappello, spazzolarci le scarpe sullo zerbino, aggiustarci la cravatta, tirarci i polsini della camicia. Viene prima di tutto da chiederci “chi sono io che ne parlo”. Eh sì, perché certe opere ti sbattono violentemente al muro. Come accostarsi, di più, addirittura, scrivere ed osare commentare un siffatto incendio, senza finirci dentro, senza scottature di elevatissimo grado? Mi salva una fortuna, un amuleto nascosto. Io sono Nessuno. Posso presentare solidissime credenziali. Anonimo, sconosciuto, incompetente (di queste cose), passivo orecchiante. Per di più, nonostante una u fuorviante a chiusura cognominale, neppure sardo, come -palesamente- Frau. Io, invece, di lontanissima, pare, origine svevopalermitana (Cefalu’). Che volete di più? Sicuro mediterraneo, certificato. Sono insomma lui, il Pubblico, il Lettore, che non ha titoli, in materia, che non è professore universitario di alcunché di pertinente, non è esperto di roba simile, non ne è neppure esperto per diletto, dilettante. Solo un lontano sogno, covato meno di un mese di una mitica estate postmaturità. Al mare andavo dicendo che avrei fatto archeologia. In autunno ero sui banchi della facoltà di ingegneria. Tutta qui, la mia parentela con il tema, oltre ad un fervido liceo classico. Come tanti, dunque. Un signor Nessuno. ….Eccolo il mio biglietto da visita. Frau oblige. Suono alla porta e mi presento. Sembrava che mi aspettassero. C’era una sedia vuota. Ammesso nel salone da ballo, cominciano le danze…

Il libro di Sergio Frau appare subito opera enorme. Senti, quasi lo tocchi, che sei in presenza di un libro-bomba, che ti scoppierà sotto gli occhi per distruggere molto di quello che pensavi, che sapevi, di cui eri e ti avevano convinto. Evento insolito, fuori dell'ordinario, di quelli che poi nulla sarà come prima. La stessa impressione, guarda il caso, la ebbi quando per la prima volta mi sono imbattutto in un nuraghe, quello di sant'Antìne, sotto Sassari. Architettura sofisticata, evolutissima, per l'epoca. Non era possibile che non se ne sapesse alcunchè o poco, mentre negli stessi anni l'Italia continentale abitava in capannacce, di frasche e fango, ed erano già un lusso. Imbattersi in questo libro è come scovare un buco di serratura attraverso cui spiarsi dietro, dentro il passato, lungo la Storia. Si sentiva nell'aria che sotto quei massi c'era qualche cosa di grosso, di più grosso dei massi stessi. E Frau quelle fondamnenta è andato a sfruguliare. Scuotendo, novello Poseidone, il Mediterraneo, l' "immezzoalleterre". La respiri sulle righe la polvere pirica, la bomba. Carico di incompletezze, di teneri inclinazioni sardocentriche, ha preso vigorosamente il largo. E se non ci fosse stato quell’altro Odisseo, quello di Joyce, direi pure che aveva inventato uno stile. Vendetta di Atena-Minerva. Ci puoi giurare. Per lo stile, già l’avevamo assaporato sulle pagine di Repubblica, ma la ristrettezza dello spazio e di volta in volta la limitatezza dell’argomento producevano l’effetto di un barocchismo scintillante, di grande efficacia, ma un po’ gratuito ed eccessivo. Troppo, per così poco. Per colpire, colpiva. Era giusto. Mestiere di giornalista. Ma che non pretenda di più. Solo giornalista. Pensare ad un libro intero, con uno stile così, era da pazzi aspettarselo. Finirebbe diritto contro gli scogli. Ed ecco il libro, invece. Chi poteva immaginarlo? non un fascicoletto di 50 pagine, no, una pazzia di 650 pagine. Frau ha rischiato da matti. Fosse stato solo stile formale. parleremmo del suicidio di un ottimo giornalista. E invece ecco il miracolo, eccoti la sorpresa. Organicità, sostanza, passione, veemenza, intelligenza argomentale, fatti, raccordi da favola. E fantasia. Letteraria e non. Ci voleva fantasia, letteraria e non, per pensare in termini di inchiesta. E, su tutto, Sua Maestà l’Onestà. Nessun imbroglio, nessun furto, tutto firmato, tutto riconosciuto, il certo e l’incerto. Persino il dubbio è certificato.. Non hai davanti le firme, gli scarabocchi notarili, no, Frau ti presenta di persona, parli in carne ed ossa con Erodoto, Strabone, Eschilo, Tolomeo, Platone. Dialoghi seduto ad un tavolo con Aristotele, Eratostene, Polibio. Un sogno, un viaggio nella droga buona. Lungaggini, ripetizioni, oscurità, forzature? Forse, certo, ma tutti ingredienti di un gran gioco, il gioco di una mente che accozza, accumula, annota, ragiona, cuce, correla, osserva, scava, obietta, conclude, propone, provoca. Alla fine, un gran turbine di acque che questo moderno Poseidone solleva e ti rovescia addosso. Ti sala. E non te ne liberi più. Ad un certo punto senti di essere nel mare aperto. O cambi bronchi o ci lasci le penne. E quando cambi bronchi, l’aria che respiri è altra. Da questo libro ne esci diverso. Più alto o più basso, come ti pare, ma non sei più lo stesso. Mani, piedi, statura, tutti gli abiti non ti vanno più bene. Il mediterraneo è cambiato. E per chi in quel Mediterraneo ci viveva da millenni è trauma. Molti dovranno correre dallo psicologo. Dovranno chiedere i danni a Frau. Credevamo che…e invece era tutta un’altra storia. Ed è stato implacabile. Un fuoco dì artificio. Una prova dopo l’altra, una scossa dopo l’altra, un cortocircuito continuo, altro che sedia elettrica. Superate le reticenze di primo sbarramento, plani nella terra delle meraviglie. Una rivelazione dopo l’altra. Una scoperta dopo l’altra. La continuità ti toglie respiro. Fino alla fine, fin quasi al riatterraggio. Lunga apnea della mente. Esci dal libro boccheggiando. Ma contento, com’era contento Maiorca quanto batteva i record di immersione. Hai visto il fondo, hai rubato segnali, hai visto il mediterraneo come non lo vedevi da migliaia di anni. Che fare ora, dopo Frau? Dove andare? Est e ovest sono quelli di prima? Fermiamoci un momento. Proviamo a riprendere sonno. Per risognare tutto, daccapo, risalire in nave e ripassare sotto tutte le colonne d’Ercole, il “Frau” in mano. Lui, sotto il peso della fatica e del tempo, si spinge al punto da indicarti altre colonne d’Ercole, fuori del Mediterraneo, esistenziali, uno scotimento arrischiatissimo, da mettere a repentaglio fior di alberi maestri del Libano…Lasci la storia e la geografia ed entri nella vita, nella filosofia, nella religione. Altri mari, altre colonne. Ma è solo un attimo. Per un momento Frau lascia Poseidone e si veste da El-Cronos-Baal-Saturno-Sardus pater. Ma a quel punto Frau è colto da tremore, si scopre uomo, e si volta indietro. Come ad Ulisse che rinuncia all’immortalità, a Frau sgorga la commozione. In prosa. Poche righe, a pagina 503. Poche righe che gli mettiamo in versi. Senza toccare nulla, come Frau ci ha insegnato, anche per timore delle persecuzioni del suo Poseidone:

Si dice sempre così

Diario affannato

di un percorso costretto.

Ogni tappa che lasci

è già rimpianto. Inventario

di inchieste possibili

ben fatte, con calma.

Promemoria appuntato

di ritorni tranquilli

sul posto, sul tema, col tempo.

E già sai, si dice sempre così...





Sergio Frau

(le Colonne d’Ercole,pag.503)





 

 

 

 

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