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L'autore, a Cagliari per presentare il libro, racconta come nasce uno scoop vecchio di duemila anni Isola dei nuraghi?
Chiamiamola Atlantide
Un'indagine scrupolosa su uno dei più grandi miti della storia dell'uomo

di Andrea Massidda

Passavano sulla terra leggeri. Poi, una notte di un'epoca lontana, quella stessa terra circondata dalle acque si rivoltò. Al punto che i suoi figli, insieme con le pianure e le montagne, videro sprofondare nei flutti del mare anche la loro straordinaria civiltà, che dominava l'Africa sino all'Egitto dei faraoni. Ma che fine ha fatto quel popolo così evoluto? Da quali genti era composto? E, soprattutto, dove si trovava esattamente quel luogo meraviglioso che Platone, nei dialoghi "Crizia" e "Timeo", chiama Atlantide, narrandone mirabilia e catastrofi? Stando alla suggestiva tesi del giornalista Sergio Frau, raccolta nel libro {Le Colonne d'Ercole} (NurNeon, pagg. 672, euro 30) e discussa venerdì al liceo pedagogico Eleonora d'Arborea di Cagliari, la mitica isola che quattrocento anni prima di Cristo il filosofo ateniese collocò al di là delle Colonne d'Ercole sarebbe nientemeno che la Sardegna. Possibile? Sì, se a quella cortina di ferro dell'antichità (le Colonne, appunto), frontiera tra il mondo dei greci e quello dei popoli del mare, viene riconosciuta l'ubicazione nel breve tratto di acque che separa la Sicilia dalla Tunisia _ ha ribadito Frau venerdì, col conforto scientifico di Maria Giulia Amatasi Guzzo, docente di Epigrafia semitica alla Sapienza, dell'archeologo Giovanni Lilliu e dell'astronomo Pino Calledda _. E non nello stretto di Gibilterra, come ci ha fatto credere da poco più di duemila anni il geografo Eratostene. Frau, che scrive per "Repubblica", ha affrontato la non certo facile impresa di restituire le Colonne d'Ercole al Canale di Sicilia con piglio tutto giornalistico. La sua, infatti, è una vera e propria inchiesta con interviste reali a studiosi contemporanei e interviste fittizie ad autorevoli personaggi del passato. E se Eratostene, uomo di grande sapienza (fu lui a fornire la prima misurazione attendibile delle dimensioni della Terra), avesse collocato le Colonne d'Ercole ben più a Occidente di quanto fecero i suoi antenati greci? Se, insomma, il limite invalicabile dell'eroe per antonomasia fosse stato davvero lo stretto tra la Sicilia e la Tunisia? In questo caso lo scenario sarebbe non solo suggestivo, ma _ e non è un'iperbole _ rivoluzionario. Le prove portate da Frau per metter fine a questo dubbio storico-geografico sono numerosissime, frutto di una ricerca scrupolosa che va assolutamente distinta dagli innumerevoli falsi scoop di cui ogni tanto si sente parlare. Le conclusioni quasi mettono i brividi: Atlantide non sarebbe altro che la Sardegna. E i sardi _ alla faccia della storiografia ufficiale e dei luoghi comuni _ sarebbero addirittura i discendenti di grandi conquistatori e guerrieri di mare. I nuragici? I Thyrsenoi (i famosi costruttori di torri), quelli che in seguito divennero gli Etruschi. Il bello è che a guardar bene, molti conti rimasti sempre insoluti ora sembrano tornare perfettamente. E proprio questo, in sostanza, è emerso nell'affollata conferenza di venerdì. Tra complimenti e qualche tentativo di confutazione tutti hanno riconosciuto al lavoro di Sergio Frau il merito di aver riaperto con cognizione di causa un caso tutt'altro che chiaro. Ora "il verbale di ripristino dell'antico toponimo Insula Atlantis all'isola dei nuraghi" passerà ulteriormente al vaglio degli accademici. Anche Frau giura che continuerà ad indagare, come farà del resto il geologo Mario Tozzi nella sua trasmissione {Gaia}. Intanto, Atlantide o no, la Sardegna è ancora lì, nel Mediterraneo, a fare da cerniera tra due mondi.

 

 

 

 

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